Il settore turistico italiano ha registrato, anche nell’ultimo biennio, una crescita delle presenze, in un contesto tuttavia segnato da difficoltà crescenti, segnalate dagli imprenditori dell’hospitality, nel reperimento di personale adeguato.
Tali criticità riguardano sia profili dotati di competenze e qualifiche specifiche, necessari per le attività di contatto con la clientela e per la gestione delle strutture, sia figure impiegate nelle mansioni di base.
Al fine di individuare con maggiore precisione le competenze oggi più richieste dagli albergatori e, soprattutto, di comprendere le strategie adottate dalle imprese per colmare tali gap, la presente ricerca ha adottato un approccio qualitativo, basato sull’organizzazione di più focus group nelle principali destinazioni turistiche del Veneto e del Trentino-Alto Adige, articolate per tipologia di offerta: montagna, mare, città d’arte e terme.
Dal confronto tra i diversi gruppi sono emerse specificità legate alla destinazione, alla durata media della permanenza della clientela, alla stagionalità, alle caratteristiche delle strutture ricettive e alla presenza, diretta o esternalizzata, dei servizi di ristorazione.
Accanto a tali differenze, ricorrono tuttavia alcuni temi trasversali: la difficoltà di far accettare ai candidati un’occupazione stagionale caratterizzata da turni anche nei giorni festivi e nei fine settimana; l’esigenza di rafforzare il riconoscimento sociale del lavoro nell’ospitalità, così da avvicinare al settore le nuove generazioni italiane; e la disponibilità dell’alloggio, considerata dai collaboratori un benefit accessorio ormai indispensabile, ma non sempre sostenibile o realizzabile da parte degli albergatori.
Alcune competenze risultano inoltre sempre più difficili da reperire, in primo luogo quelle linguistiche, con particolare riferimento al tedesco, data la prevalenza, in molte destinazioni del Nord-Est, di turisti provenienti dai Paesi di lingua tedesca dell’area DACH, ossia Germania, Austria e Svizzera.
Per attrarre e trattenere i collaboratori, gli imprenditori dell’hospitality ricorrono a strategie articolate, che includono formazione continua interna ed esterna, rotazione delle mansioni e dei turni, ascolto delle esigenze personali, iniziative volte a migliorare il clima aziendale, socializzazione, benefit e misure di welfare.
I laureati impiegati nelle strutture alberghiere risultano ancora relativamente pochi e si concentrano prevalentemente nelle funzioni di amministrazione, gestione delle prenotazioni e marketing; in prospettiva, tuttavia, proprio queste aree richiederanno profili sempre più evoluti, anche sotto il profilo digitale, alla luce dell’accelerazione che l’Intelligenza Artificiale potrà imprimere alle attività di contatto, accoglienza e gestione della relazione con il cliente nel tempo.