Il documento presenta un modello volto a stimare i costi degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici residenziali, con riferimento a obiettivi di miglioramento espressi in salti di classe energetica. Il cuore del modello consiste nella costruzione, per ciascun obiettivo prestazionale, della corrispondente frontiera di costo minimo, individuando la combinazione di interventi meno onerosa tra quelle capaci di conseguire esattamente un dato numero di salti di classe.
Il metodo è formulato in modo generale e replicabile rispetto a tipologia edilizia, epoca costruttiva e classe energetica iniziale, ed è implementato in foglio di calcolo sui dataset disponibili. A partire da questa base, il report sviluppa tre indicatori complementari: l’indicatore di costo minimo, l’indicatore di costo marginale e l’indicatore di costo-efficacia.
In tal modo, il contributo non si limita a identificare la soluzione meno costosa, ma mira anche a migliorare l’interpretazione economica dei percorsi di riqualificazione e a rendere confrontabili obiettivi diversi in termini di onerosità incrementale e rendimento medio dell’investimento.
L’applicazione esemplificativa, riferita alla tipologia edilizia “a blocco”, epoca 1971–1984, classe energetica iniziale G, mostra che la frontiera di costo minimo può risultare non monotona per i primi salti di classe. Tale evidenza non costituisce un’anomalia del modello, ma una conseguenza della natura discreta delle classi energetiche.
Il report sottolinea inoltre che, nella decisione reale, il solo criterio del costo non è sufficiente: vincoli tecnico-normativi e co-benefici non catturati dall’Attestato di Prestazione Energetica (APE) possono rendere rilevanti anche soluzioni non ottime in senso strettamente economico.
Nel complesso, la procedura proposta fornisce una base analitica replicabile e scalabile per supportare decisioni progettuali, analisi comparative e valutazioni di policy sul patrimonio edilizio residenziale.