Pubblicato il: 5-2-2026
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Ha aperto i lavori il Rettore dell’Università di Bologna - ateneo capofila del progetto - Giovanni Molari sottolineando come, per arrivare a un risultato come l’ecosistema digitale Amelia, sia stato necessario fare ricorso “non solo alle competenze scientifiche, ma anche a una forte capacità di visione”.
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – ha continuato il Rettore Molari – non voleva semplicemente distribuire fondi, ma essere un modo per crescere e lasciare al Paese qualcosa di concreto. E questo progetto dimostra come il sistema universitario italiano sia in grado di affrontare sfide complesse con efficacia. Perché, oggi, le scelte dei decisori devono necessariamente essere basate sui dati: e alcune delle applicazioni presentate sulla piattaforma, come quella che stima l’efficienza energetica degli edifici, ma non solo, saranno utilissime ai policymaker”.

Al Rettore Molari ha fatto seguito l’intervento di Fabrizio Cobis (dirigente del settore Incentivazione e sostegno alla competitività del sistema produttivo privato e della cooperazione pubblico/privato in ambito nazionale del MUR). Cobis ha enfatizzato un altro aspetto del lavoro triennale di Grins e, in generale, del PNRR:
“I risultati del PNRR in ambito ricerca sono anche quelli intangibili: gli sforzi di interdisciplinarità e integrazione di sistemi e organizzazioni che mai avevano collaborato a così stretto contatto sono stati ripagati con la creazione di connessioni inedite nel panorama italiano: sia tra pubblico e privato, ma anche tra università stesse. Grins si era dato un obiettivo impegnativo, ma, con la collaborazione di economisti, ingegneri, informatici e scienziati sociali, i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

Il presidente della Fondazione Grins Matteo Cervellati ha fornito qualche cifra: sono stati più di 700 i ricercatori e le ricercatrici coinvolti nell’arco di trentasei mesi. Con un aspetto in particolare che il presidente ha voluto sottolineare: “Amelia è un complesso ecosistema digitale, nato anche per un utilizzo nativo dell’intelligenza artificiale: ciò consente all’utente di interrogare il database e di ottenere risposte, in entrambi i casi in linguaggio naturale”.
La tematica è apparsa più volte nel corso della due giorni romana: l’esperienza insegna che le amministrazioni e le aziende più piccole non dispongono di dipartimenti in grado di operare analisi statistiche elaborate. Grazie all’AI integrata in una piattaforma come AMELIA potranno, invece, sfruttare appieno il potere dei dati di cui dispongono, incrociandoli e arricchendoli con quelli di altre realtà rilevanti per progettare politiche più efficienti. Concetto ripreso dal vicepresidente di Grins Vincenzo Atella, che ha aggiunto come “AMELIA offre, naturalmente, anche la possibilità agli utenti avanzati di far girare codici molto complessi sulla piattaforma”. Livelli di utilizzo differenti per una platea ampia, come peraltro da missione del PNRR.

Il pomeriggio è proseguito con due interessanti tavole rotonde.
Il direttore scientifico dell’Asvis (Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile), l’ex ministro Enrico Giovannini ha suggerito di puntare su ricercatori “giovanissimi, quelli per intenderci che creano le startup, e che vanno stimolati a trasformare la potenza di AMELIA in conoscenza e opportunità di business”. L’idea è quella di garantire la sostenibilità del progetto sfruttando idee innovative ad alto potenziale che, nella visione del relatore, non possono arrivare da una generazione abituata a pensare “per tassonomie”. Giovannini ha, poi, suggerito di coinvolgere i ministeri come quello dell’Università e della Funziona pubblica che, tramite i propri canali, potranno spingere nuovi utenti (docenti e amministratori) a utilizzare AMELIA. Anche pensando a corsi ad hoc.

Su un piano più operativo si è mosso Vincenzo Carbone (direttore dell’Agenzia delle Entrate), portando un esempio concreto del valore dell’interoperabilità dei dati, principio cardine di AMELIA. L’esperienza dell’Agenzia delle Entrate durante il Covid, ha detto, ha mostrato come investire in sistemi informativi capaci di dialogare tra loro produca risultati che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati irraggiungibili: dal contrasto alle frodi a un utilizzo più efficace e mirato dei crediti fiscali. Il beneficio principale non deriva solo dalla quantità di dati disponibili, ma dalla loro qualità, coerenza e corretto utilizzo. In questo senso, ha proseguito Carbone, l’interoperabilità perseguita da AMELIA non è solo una scelta tecnica, ma una direzione strategica già validata da casi concreti della pubblica amministrazione. Ed è forse qui che si misura la posta in gioco più ampia: dimostrare che l’uso intelligente dei dati non è un mero esercizio accademico, ma un fattore strutturale di trasformazione delle politiche pubbliche e dei sistemi decisionali.
Inserendosi nel filo del ragionamento su dati, infrastrutture e decisioni pubbliche, Stefano Cappiello del Ministero dell'Economia e delle Finanze ha riportato il discorso sul ruolo dei mercati finanziari e sulla loro funzione sociale. I mercati, ha ricordato, svolgono correttamente il proprio compito di canalizzazione delle risorse solo quando dispongono di informazioni adeguate: dati completi, verificabili e comparabili. È una condizione di base, che tuttavia nel campo della finanza sostenibile non è ancora pienamente soddisfatta.
Da questa consapevolezza nasce il Tavolo per la Finanza Sostenibile, istituito nel 2022 con l’obiettivo di costruire un quadro coerente delle politiche pubbliche in materia e di svolgere una funzione di cerniera tra amministrazioni pubbliche, operatori finanziari ed economia reale. Quest’ultima è il destinatario finale delle politiche, ma anche il soggetto a cui viene richiesto di produrre informazioni ESG utilizzabili dal mercato. Un equilibrio delicato, che richiede coordinamento e strumenti condivisi.
Il primo obiettivo del Tavolo è stato fin dall’inizio molto ambizioso: mappare le banche dati esistenti – nazionali, regionali, pubbliche e private – per renderle accessibili e interoperabili. Un problema tutt’altro che solo italiano, che può essere affrontato, secondo Cappiello, solo “facendo squadra”. Un’impostazione dichiaratamente di alto profilo sul piano strategico, ma al tempo stesso fortemente pragmatica nelle soluzioni operative.
Il secondo macro-obiettivo riguarda il rapporto tra sistema bancario e le piccole e medie imprese. Da un lato, dunque, aiutare le banche a standardizzare le informazioni richieste alle PMI; dall’altro, supportare le aziende nel comprendere quali siano davvero i dati essenziali richiesti dal sistema finanziario. Da questo lavoro è nato un documento pensato come strumento di dialogo tra banche e imprenditori, per ridurre le asimmetrie informative e i carichi burocratici improduttivi.
È proprio su questo terreno che la collaborazione con Grins si è fatta più stretta. Il documento elaborato dal MEF è stato, infatti, digitalizzato e reso scalabile attraverso il Portale Imprese sviluppato all’interno del partenariato, dimostrando come un indirizzo politico possa tradursi in un’infrastruttura operativa.

Ma “non è scontato trovare banche dati interoperabili”, ha aggiunto Alessandro Faramondi, responsabile del servizio statistiche strutturali delle imprese dell’Istat. “Nonostante ciò, è noto che il valore di un registro si centuplica se viene integrato con altri”, ha rimarcato. Faramondi ha insistito sull’importanza di privacy e metadatazione, due chiavi che sono al centro del progetto AMELIA perché considerate sin dalle prime fasi di progettazione e sviluppo.
Marco Fuganti, Direttore strategy risk & transactions advisory Deloitte, ha evidenziato come AMELIA trovi nella propria architettura on premises (che fa a meno, cioè, del cloud commerciale, ma è ospitata sulle macchine del Tecnopolo di Bologna) un punto di forza. Evidenziando, peraltro, come “l’infrastruttura è robusta, e può essere facilmente adattata alle nuove esigenze del mercato” quando si presenteranno. “Ma - ha aggiunto - più in generale, abbiamo rilevato nel progetto una componente umana, e mi riferisco alla comunità dei ricercatori, che non è presente altrove sul mercato, e garantisce multidisciplinarietà”.
Un ulteriore contributo ha riguardato le possibili traiettorie di sviluppo di Grins per evitare la dispersione dei risultati raggiunti. È stata sottolineata la necessità di individuare un modello di business in grado di valorizzare i dati presenti sulla piattaforma, identificando servizi capaci di rispondere a bisogni concreti degli utenti.
In questa prospettiva, è stato evidenziato come la natura pubblica di AMELIA abbia rappresentato un vantaggio competitivo rilevante, consentendo alla piattaforma di entrare in relazione anche con attori istituzionali normalmente difficili da coinvolgere. La sfida, ora, è quella di consolidare e proseguire nello spirito di partnership che ha costituito fin dall’inizio uno dei principali punti di forza del progetto.
La giornata si è conclusa con gli interventi del presidente e amministratore delegato di Exprivia (la società che ha realizzato la parte software di Amelia) Domenico Favuzzi, che ha rimarcato la necessità di “integrare ulteriori soggetti nell’ecosistema della piattaforma”, e di Gabriella Scipione, head of High performance computing del consorzio universitario CINECA, sulle cui macchine AMELIA è ospitata. “La sua caratteristica vincente – ha detto Scipione – è quella di unire tre tecnologie abilitanti: intelligenza artificiale, supercalcolo e big data”.


Fondazione GRINS
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Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 (Infrastruttura e ricerca), Componente 2 (Dalla Ricerca all’Impresa), Investimento 1.3 (Partnership Estese), Tematica 9 (Sostenibilità economica e finanziaria di sistemi e territori).


