Pubblicato il: 30-1-2026
Condividi
Condividi

Il progetto Grins (Growing resilient, inclusive and sustainable) ha interpretato questa missione nell’ambito della sostenibilità di sistemi e territori, proponendosi il compito di fornire a pubblica amministrazione, enti di ricerca e imprese, gli strumenti per proseguire sulla strada della transizione. In ottica economica, ovviamente, ma anche sociale. Per riequilibrare le disuguaglianze e creare una comunità più coesa e pronta a rispondere agli shock di tempi difficili come questi.
Dopo tre anni di ricerca, la rete Grins si è riunita a Roma per un meeting interno dedicato alle prospettive future della Fondazione e del suo ecosistema scientifico. Al centro dell’incontro, AMELIA: la piattaforma dati che è anche l’output più tangibile di un percorso di ricerca articolato e pluriennale, che ha attraversato ambiti strategici come la sostenibilità finanziaria e ambientale dei territori, le politiche pubbliche, l’economia circolare, la coesione sociale e la transizione energetica.

La piattaforma è una data knowledge platform in grado di collegare le migliaia di dataset esistenti, generando inferenze, visualizzazioni grafiche, facilitando la ricerca: tutto garantendo standard elevati di sicurezza e privacy. Ma anche la scalabilità – la possibilità, cioè, di crescere in maniera rapida parallelamente all’inserimento di nuovi materiali, e la potenziale sostenibilità finanziaria, che deriva dalla capacità di “stare sul mercato” valorizzando gli asset.
“AMELIA è un progetto complesso, sin dall’inizio estremamente ambizioso, e dotato di caratteristiche peculiari”, ha detto il presidente Matteo Cervellati, ordinario di economia a Bologna, presentandola a Roma di fronte a una platea composta da molti dei ricercatori che hanno preso parte al progetto.
“Sin dall’inizio si è puntato su un progetto sistemico, di alto profilo, pensato per essere ospitato nel Tecnopolo del consorzio interuniversitario Cineca: quindi su una piattaforma pubblica, e non su un cloud commerciale”. Una scelta, quella di lavorare on premises, fondata sulla volontà di garantire e la sovranità e tutela dei dati trattati.
“Nel progetto è stato coinvolto un ventaglio ampio di attori, che comprende quaranta università”, ha ripreso Cervellati, “e il risultato è qualcosa di unico”.
Grins non è “solo un data management system che consente di far interagire i dataset e aggiungere metadati per renderli funzionali agli obiettivi di ricerca”. “E’ anche una piattaforma su cui è possibile innestare il proprio codice per farlo girare sulle potenti macchine del Tecnopolo di Bologna”.
“In sostanza, l’idea da cui siamo partiti è quella di una democratizzazione del dato”, ha aggiunto Cervellati. “Una necessità emersa dal confronto con ministeri e imprese. Non tutte le istituzioni sono dotate di un ufficio statistico, ma tutte hanno la necessità di sfruttare il potere che nei dati si nasconde: e con AMELIA i decisori potranno disporre di uno strumento che può essere utilizzato anche dai funzionari privi di un retroterra statistico”. L’integrazione con l’intelligenza artificiale consente di individuare rapidamente quali dati sono rilevanti per la domanda di ricerca. E su AMELIA è possibile innestare facilmente interfacce utente: perché l’ampiezza dell’impiego va di pari passo con l’usabilità.

In sostanza, l’idea da cui siamo partiti è quella di una democratizzazione del dato. Una necessità emersa dal confronto con ministeri e imprese. Non tutte le istituzioni sono dotate di un ufficio statistico, ma tutte hanno la necessità di sfruttare il potere che nei dati si nasconde: e con AMELIA i decisori potranno disporre di uno strumento che può essere utilizzato anche dai funzionari privi di un retroterra statistico
Ma come si è arrivati a realizzare AMELIA? “Si è trattato di un grande sforzo collettivo compiuto da seicento persone che hanno lavorato insieme”, ha detto Vincenzo Atella, vice-presidente della Fondazione Grins. “Tre anni fa molti di noi non si conoscevano e non avevano mai lavorato con colleghi di altre discipline: informatici, statistici, economisti, scienziati sociali che raramente interagiscono tra loro, e durante il percorso, hanno dovuto trovare punti di contatto”. “Non era scontato che dopo trentasei mesi potessimo arrivare a un livello così avanzato: non parliamo solo di una piattaforma, ma di un ecosistema digitale, e questo impressiona chi la vede in azione”.

L’approccio ha seguito una logica che riprende molti aspetti dell’esperienza universitaria, con discussioni ampie, fasi di ascolto, e sintesi.
“La proposta progettuale è stata definita sin dall’inizio con un meccanismo bottom up”, ha sintetizzato Marco Romano, Ordinario in Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Catania e membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Grins.
“L’eredità di Grins non è solo legata ai dati, ma anche alla capacità di dare continuità e struttura al network scientifico costruito nel corso di tre anni di lavori”. Un patrimonio di relazioni prezioso, che è una delle eredità del progetto, e, in generale, del Pnrr, che ha riscritto la rete di connessioni all’interno del sistema universitario e tra il sistema universitario e gli attori del territorio.
Accanto ai servizi core della piattaforma, si sono aggiunti via via funzioni sempre più specializzate: “i servizi in AMELIA fanno largo uso di modelli previsionali, simulazioni e strumenti di analisi comparativa”, commenta Monica Billio, professoressa ordinaria a Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di lavoro Finanza Sostenibile di Grins. “Funzioni avanzate ma facili da usare che mettono l’utente in grado di valutare l’esposizione a rischi complessi – come quelli climatici, economici e sociali – e di esplorare scenari alternativi di sviluppo. Inoltre, analisi di mercato e studi socio-economici, che aiutano a individuare dinamiche emergenti, disuguaglianze territoriali e impatti differenziati delle politiche e delle strategie economiche”.
La proposta progettuale è stata definita sin dall’inizio con un meccanismo bottom up. L’eredità di Grins non è solo legata ai dati, ma anche alla capacità di dare continuità e struttura al network scientifico costruito nel corso di tre anni di lavori

Ma con la stagione del Pnrr che volge al termine, AMELIA, adesso, deve costruire il proprio futuro. I margini non mancano. Come riportato da Gabriele Secol della società di consulenza Deloitte, il tasso medio di crescita delle analytic platform è oltre del 17% annuo, e su questa base è possibile costruire il domani valorizzando quanto fatto finora.
“Siamo in una fase di passaggio da un modello finanziato dal pubblico al 100% a un altro che, ibridandosi, proverà a mantenere la vocazione pubblica integrando anche il privato”, ha detto Marco Romano. Per non disperdere il patrimonio del progetto è necessario uscire dall’accademia e studiare un modello di business in grado di reggere la prova del mercato. “AMELIA ha già un patrimonio informativo distintivo che lo rende unico nello scenario nazionale”, ha concluso Monica Billio. Il futuro passerà dalla capacità di mettere a disposizione “la sua straordinaria potenza di calcolo, soprattutto pensando ai dataset che numerose organizzazioni detengono, ma da cui non sanno estrarre valore perché non è il loro core business”. Un’operazione che richiede visione, lucidità e una buona dose di ambizione. Ma che potrebbe costituire una pietra miliare nella transizione digitale dell’Italia.

Fondazione GRINS
Growing Resilient,
Inclusive and Sustainable
Galleria Ugo Bassi 1, 40121, Bologna, IT
C.F/P.IVA 91451720378
Finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 (Infrastruttura e ricerca), Componente 2 (Dalla Ricerca all’Impresa), Investimento 1.3 (Partnership Estese), Tematica 9 (Sostenibilità economica e finanziaria di sistemi e territori).


